Due notizie che fanno ben sperare
Menomale ci sono due buone notizie a compensare quella cattiva, anzi cattivissima: il Chat Control che in tanti avevamo creduto morto è invece rientrato dalla porta dopo esser uscito dalla finestra. Su questo mi riservo di fare un post a parte.
Le belle notizie.
La prima.
In Germania è stata lanciata una petizione per ottenere il riconoscimento del servizio civile per le attività open source.
È un’iniziativa fantastica e che avrebbe senso esportare anche dalle nostre parti.
Riprendendo le parole (tradotte dal tedesco) degli stessi autori della petizione:
Open-Source-Software today forms the foundation of large parts of the digital infrastructure – in administration, economy, research and daily life. Even in the current coalition contract of the Federal Government, Open-Source-Software is called the elementary module for the achievement of digital sovereignty.
Nevertheless, the work, which provides thousands of volunteers, is not recognized as honorary law in Germany. This inequality between social importance and legal status must be corrected.
A mio parere, questa posizione è non solo valida, ma anche urgente. L’Open Source è una delle testimonianze più significative di spirito di collaborazione, senso di comunità e aiuto reciproco. Se non è servizio civile questo… Inoltre da qualche anno, in Europa (in Italia poi…) ci si lamenta di essere rimasti al palo tecnologicamente rispetto ad americani e cinesi. Creare un terreno fertile per l’open source sarebbe anche avanzare tecnologicamente. È coltivare ed amplificare talenti e accompagnarli verso la realizzazione non solo del singolo ma di interi gruppi o meglio, di comunità.
Empowerment of individuals is a key part of what makes open source work, since in the end, innovations tend to come from small groups, not from large, structured efforts. Tim O’Reilly
Per tutto il resto vi rimando all’intervento di Salvatore Sanfilippo sul tema Open Source che racconta benissimo perchè è patrimonio da tutelare e dove ci può portare.
La seconda notizia è che degli europarlamentari hanno inviato alla presidente della Commissione Europea una lettera chiedendo di abbandonare il software americano in uso nel Parlamento comunitario in favore di software europeo.
Il software americano rappresenterebbe un rischio per la sicurezza e la prosperità dell’Europa.
Ci stiamo svegliando tardi, per carità, ma è comunque un inizio.Se non altro apprezziamo la presa di consapevolezza anche se mi pare ovvio che non può essere il protezionismo tecnologico a salvarci.
Piuttosto sarebbe vitale avviare un dibattito comune sugli investimenti e su come eliminare gli ostacoli allo sviluppo innovativo: agevolazioni, supporto e tutto ciò che si può offrire ai giovani (e anche non), per metterli realmente nelle condizioni di poter innovare, che sia creare startup con 1 euro o anche a debito.
Questo è quello che fanno gli americani da mezzo secolo almeno. Quello che ci serve è un contesto favorevole all’innovazione, politiche per attrarre e poi trattenere le competenze, accesso agevolato a consulenze legali, fiscali, finanziarie, amministrative. E non quegli
abomini di “acceleratori” che si sono visti in giro in questi anni dove i soliti noti fagocitano menti e idee brillanti masticarli e poi sputare l’osso. Non è restato niente di questo, non abbiamo costruito niente.
E’ vitale dunque dare nuovi impulsi alla sovranità tecnologica europea ma è importante farlo imboccando la strada giusta. Speriamo bene.
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